Parla come mangi: Marchionne

Corriere della Sera, 27 agosto 2010

«A volte – ha poi commentato [Marchionne] – penso che gli sforzi di Fiat in Italia non siano compresi.

Ehi, ci stiamo facendo un culo così per annullare decenni di conquiste sindacali, e nessuno ci dice grazie?

Non siamo più negli anni Sessanta non c’è una lotta fra capitale e lavoro, fra padroni e operi.

La lotta tra capitale e lavoro, tra padroni e operai che si combatteva fin dagli anni Sessanta è stata persa dagli operai e vinta dai padroni, volete capirlo o no?

Se l’Italia non riesca ad abbandonare questo modello di pensiero non raggiungeremo mai niente.

L’Italia deve abbracciare il modello di pensiero cinese, se no tanto vale che andiamo in Cina, no?

Ora c’è bisogno di uno sforzo collettivo, un patto sociale per condividere impegni, sacrifici e consentire al Paese di andare avanti.

Gli operai devono fare uno sforzo collettivo, devono sottostare alle condizioni che anche il Governo accetterà e che imporrà a loro, ma non a noi, impegni e sacrifici per consentire alla Fiat di andare avanti.

Una occasione per costruire il paese che lasceremo alle nuove generazioni».

Una occasione per lasciare ancora più soldi a chi erediterà la Fiat.

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