Parla come mangi: Marchionne

Corriere della Sera, 27 agosto 2010

«A volte – ha poi commentato [Marchionne] – penso che gli sforzi di Fiat in Italia non siano compresi.

Ehi, ci stiamo facendo un culo così per annullare decenni di conquiste sindacali, e nessuno ci dice grazie?

Non siamo più negli anni Sessanta non c’è una lotta fra capitale e lavoro, fra padroni e operi.

La lotta tra capitale e lavoro, tra padroni e operai che si combatteva fin dagli anni Sessanta è stata persa dagli operai e vinta dai padroni, volete capirlo o no?

Se l’Italia non riesca ad abbandonare questo modello di pensiero non raggiungeremo mai niente.

L’Italia deve abbracciare il modello di pensiero cinese, se no tanto vale che andiamo in Cina, no?

Ora c’è bisogno di uno sforzo collettivo, un patto sociale per condividere impegni, sacrifici e consentire al Paese di andare avanti.

Gli operai devono fare uno sforzo collettivo, devono sottostare alle condizioni che anche il Governo accetterà e che imporrà a loro, ma non a noi, impegni e sacrifici per consentire alla Fiat di andare avanti.

Una occasione per costruire il paese che lasceremo alle nuove generazioni».

Una occasione per lasciare ancora più soldi a chi erediterà la Fiat.

il primo grammatico

http://en.wikipedia.org/wiki/Icelandic_language

The modern Icelandic alphabet has developed from a standard established in the 19th century primarily by the Danish linguist Rasmus Rask. It is ultimately based heavily on an orthography laid out in the early 12th century by a mysterious document referred to as The First Grammatical Treatise by an anonymous author who has later been referred to as the First Grammarian. The later Rasmus Rask standard was a re-creation of the old treatise, with some changes to fit concurrent Germanic conventions, such as the exclusive use of k rather than c.

E’ evidente che il Primo Grammatico è un viaggiatore del tempo.  Sicuramente di origine terrestre, forse ha avuto contatti con gli alieni.

Sicuramente conosce la nostra epoca anche se probabilmente viene dal futuro.

Cerca di prevenire una catastrofe?  Di recuperare un manufatto alieno?

Più probabilmente di gettare le basi per un’intesa diplomatica con entità aliene incorporee, o meglio, con forme di vita assai diversa dalla nostra.

a piazza barberini un po’ più giù dello scalone

incredibile.  cercando su google il testo della popolare canzoncina goliardica non si trova niente.

rimedio subito, per quanto mi ricordo.

a piazza barberini

un po’ più giù dello scalone

sotto l’ombra di un portone

na cagata me metto a fà.

me s’avvicina uno

vestito da borghese

col cappello a tirolese

e me se mette a fa’:

nome, cognome

non faccia lo screanzato

io sono un delegato

delle guardie di città.

e a me che me ne frega

che tu sei un delegato

io sono uno studente

dell’università

e qui, ahimè, i miei ricordi terminano.  qualcuno sa continuarla?  mi pare si parli di dita infilate a forza nell’orifizio anale (della guardia), ma non ricordo altro.

centrosocialotto

un po’ centro sociale, un po’ salotto.

ci saranno generaizoni che avranno interesse a vivere nel caos

ok, l’idea ce l’ho, poi la perfeziono.

umani geneticamente modificati

diciamo che si colonizza marte, si terraforma venere, si crea qualche stazione spaziale ecc..

per abitarci meglio gli umani si fanno fare delle modifiche genetiche. ad esempio per marte pannicolo adiposo più largo per ressitere al freddo, polmoni più grandi per il poco ossigeno, magari anche retina modificata per filtrare il rosso. con la gravità più bassa non ci dovrebbero essere problemi.

si possono pensare modificazioni simili per pianeti caldi, o per posti dove ci sono molte radiazioni. ad esempio, il piombo non fa più male, le ossa sono in silicio e non si rischia il saturnismo. per resistere al caldo si diventa qualcosa di più simile ai rettili, pelle grossa, molto piombo e sangue freddo.

queste modificazioni si possono fare solo prima della pubertà, per cui uno deve scegliere in che tipo di posto vuole abitare, e poi non si può più cambiare, come quando si sceglie una scuola professionale o un liceo.

si può pensare ad una teoria di saphir-wolf estesa: se il linguaggio modifica il pensiero, figuriamoci un corpo differente.

quindi si creerebbero culture differenti, con interessi diversi, che al massimo si potrebbero federare.

anche gli organi fonatori cambierebbero.

buzzwords, ovvero buzzurro-words

un paio appena trovate, altre seguiranno.

il giusto mix (di tutto un po’, come viene viene perché non abbiamo le idee chiare).

declinare (copiaincollare qualcosa che sembra andare bene aggiungendo minime variazioni sperando di imbroccare casualmente qualcosa che piaccia a qualcuno. prima riservato a grafici, adesso in bocca anche a chi vuol darsi un tono).

mettersi in gioco (o la va o la spacca, ma detto meglio)

Tamarrata di cui non si sentiva la mancanza

notare le tette che vanno su e giù.

http://tinyurl.com/qnx2ve

deformattazione professionale

non è mia ma è carina lo stesso.

un bacio, piuttosto che, annodamenti di sciarpa, buona serata

è incredibile come la gente si lasci colonizzare da abitudini non sue.

adesso sento anche coattelli e coattelle salutarsi con “un bacio”.

ma che te baci e baci! ma lo sai cos’è un bacio? è una lingua che si sfrega contro un’altra, questo e un bacio. checcazzo me rappresenta questa esibizione di smanceria ad alta voce.

ma dì piuttosto “ti manifesto il mio affetto”, con registri che ti sono propri. me te tromberebbe, se sei u uomo, o te faccio crede che te la potrei dà così te tengo in sospeso e posso mercanteggià co te o co chi me sente tutti i favori de sto mondo, se sei una donna.  che poi cosa vuoi manifestare affetto quando sei in un ufficio con altra gente.

poi incredibile. allora, tra quelli che vogliono far finta di essere forbiti va da qualche tempo di moda il “piuttosto che” al posto di “oppure”. potemo magnasse i bbucatini aaamatriciana piuttosto che acodaaavaccinara.

tutto per imitare altri coatti dai modi equivocati come più fini.

e anche allacciarsi la sciarpa a U, ma dico, ma come si fa… è scomodo e non protegge!

mancava il buona serata, e il relativo buona giornata.  ma buongiorno e buonasera che hanno fatto di male al conformista coatto?  ho una mia teoria: sono troppo limitanti.  buongiorno lo si percepisce come qualcosa che inizia e finisce nelmomento in cui lo dici, invece voglio che tu senta il mio augurio nell’arco di un lungo periodo: una serata, una giornata.

ma scusa, chi cazzo sei per accompagnarmi per tutta una giornata o per tutta una serata coi tuoi auspici?  non te lo puoi permettere.  stai a fà lo sborone, l’esagerato.  limitati ad augurarmi buongiorno.